Visioni per il 2009

Visioni per il 2009

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Poche idee ma confuse: se attorno a Capodanno è d’obbligo intrattenere dialoghi tra venditori d’almanacchi e passeggeri anche quando il tema del discorso verte non su amori e buona sorte ma sul possibile risultato di investimenti finanziari, in queste ultime settimane ne abbiamo lette veramente di tutte.

Se Paolo Pellegrini, 52enne gestore italiano di hedge fund di recente uscito dalla Paulson & Co. , ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg Television che il suo nuovo fondo, PSQR Llc, eviterà ogni investimento sui mercati azionari, concentrandosi piuttosto su materie prime e tassi di interesse, dato che anche per il 2009 a giudizio del gestore le chance di guadagnare significativamente sui mercati azionari restano troppo modeste, Bob Doll, capo strategista di BlackRock Inc., pensa invece che almeno nel caso di Wall Street una scommessa ci sta tutta perché nella seconda parte dell’anno dovrebbe registrarsi un rialzo “a doppia cifra percentuale” delle quotazioni, nonostante scenari macroeconomici (e di conseguenza in termini di utili per azione e multipli borsistici) tuttora tendenti al depresso anziché no.

Personalmente ritengo ancora improbabile che nel 2009 i risparmiatori possano aspettarsi un quadro molto differente da quello visto nelle ultime settimane, in cui la volatilità domina i listini e dai dati macroeconomici (nonchè dalle trimestrali dei principali gruppi quotati) non giungeranno segnali confortanti per almeno i prossimi due trimestri. Siamo in sostanza in un mercato orso e se rally anche corposi, nell’ordine dei 5-10 punti percentuali, sono sempre possibili, specie a fronte di volumi modesti (è stato il caso di questi ultimi giorni), se non avete un orizzonte temporale d’investimento molto ampio ed una scarsa sensibilità al rischio sarebbe meglio non avventurarsi in acquisti incauti nel tentativo di comprare ai minimi. Meglio piuttosto ricordarsi delle lezioni impartite dalla crisi e selezionare con cura le scommesse da seguire, monitorandole periodicamente e preparandosi, per il futuro, a disinvestirle per tempo una volta raggiunti i nostri obiettivi in termine di rendimento o al mutare delle condizioni di mercato.

Il “wait and see”, specie se operate con strumenti costosi e poco efficienti come si sono purtroppo rivelati essere i fondi comuni italiani, non paga. Mentre paga la manutenzione costante della vostra asset al location e la verifica della duration della parte obbligazionaria. Volendo rapidamente passare in rassegna le principali classi di asset, un “porto sicuro” sono certamente i titoli di Stato, tanto più in vista di qualche ulteriore limatura dei tassi da parte della Bce forse anche dalla prossima settimana. Il che per un investitore italiano vuol dire puntare su Bot, Cct o Btp a seconda della propria propensione al rischio e della esigenza di liquidità. Da evitare i fondi obbligazionari e ancor più quelli monetari, dato che rispetto agli attuali livelli dei tassi d’interesse la loro struttura di costi li rende poco competitivi col “fai da te”.

Per chi ama un poco più di rischio sembrano interessanti le prospettive dei titoli corporate, purchè di emittenti non eccessivamente ciclici (come nel caso del settore automobilistico), dato che in quel caso il rischio di ristrutturazioni del debito e di un calo dei rendimenti offerti è concreto. Ancor più rischioso, ma forse interessante in ottica di medio-lungo termine, l’investimento sui mercati azionari. Anche in questo caso non è ancora il caso di puntare sui ciclici o sui finanziari, perché le sorprese negative potrebbero non essere affatto finite, discorso che a livello di allocazione geografica vale in particolare per i mercati emergenti (come ha testimoniato lo scandalo contabile che ha travolto Satyam, quarto maggior produttore di software dell’India).

Tuttavia settori come l’alimentare o il farmaceutico, in Europa come a Wall Street, in grado di reggere meglio di altri l’impatto della recessione, potrebbero riservare qualche buona sorpresa. Nonostante gli auspici di Pellegrini vi è ancora incertezza sulle prospettive, almeno per i prossimi mesi, delle materie prime. Le sole su cui si può essere certi che gli investitori continueranno a mantenere alta la guardia sono quelle energetiche, visti i tagli decisi dall’Opec (che per il momento paiono essere stati osservati abbastanza scrupolosamente dagli aderenti al cartello, a differenza di quanto accaduto in passato) e il braccio di ferro tra Russia e Ucraina in tema di gas naturale. Ciò nonostante (e nonostante la tensione geopolitica sia tornata a salire in Medio Oriente) per il petrolio quota 50 dollari al barile resta uno scoglio abbastanza arduo da superare.

E l’oro e i metalli preziosi? In questi mesi hanno svolto egregiamente il loro ruolo di beni rifugio, ma col graduale rasserenarsi del quadro economico e dei mercati difficilmente saranno in grado di spingersi di nuovo ai picchi di oltre mille dollari l’oncia visti alcuni mesi or sono. Il metallo biondo potrebbe anzi ridiscendere nuovamente sotto la soglia degli 800 dollari l’oncia se il piano di rilancio che l’amministrazione Obama sta finendo di mettere a punto dovesse apparire convincente consentendo al dollaro di tornare a recuperare terreno sulle principali divise estere.

Resta infine da considerare il mattone. Per il mercato immobiliare l’ultimo anno-anno e mezzo è stato un calvario e le quotazioni dei principali emittenti attivi nel settore l’hanno ovunque testimoniato. A breve (di qui a quest’estate?) potrebbe tuttavia arrivare il momento di tornare a comprare, specie se si tratta di immobili destinati a prima abitazione più che ad investimento, approfittando dei prezzi bassi e del progressivo calo dei tassi sui mutui sia variabili sia fissi. Tanto vale, a questo punto, iniziare a guardarsi in giro e a programmare l’eventuale investimento per tempo.

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Luca Spoldi, laurato in Finanza Aziendale all'Università Boccon, analista finanziario (è socio Aiaf dal 1998) ed ex gestore di fondi comuni e gestioni patrimoniali, ha vinto il Premio Marrama nel 2002 per i risultati della sua startup, 6 In Rete Consulting. Autore di articoli e pubblicazioni economiche, è stato docente di Economia e Organizzazione al Politecnico di Napoli dal 2002 al 2009. Appassionato del web2.0 ha fondato e dirige il sito www.mondivirtuali.it.

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